24 maggio 2007

La roccaforte del dialetto mantovano.




Parlare del dialetto mantovano, come per il resto di tutti i dialetti, si rischia di avventurarsi in mondo ancora per certi versi inesplorato, ma soprattutto molto ingarbugliato, dove rimane difficile slegare tutti i nodi, e rendere con chiarezza una esauriente esposizione. Ritengo che innanzitutto il dialetto è essenzialmente una lingua parlata, ed io che scrivo di dialetto, lo constato sempre più. Se andiamo a leggere vari autori che in passato ed ancora oggi affrontano l'argomento, si trovano profonde divergenze nel modo di scrivere, e di conseguenza trovare riferimenti univoci. La differenza poi che si incontra nel cercare di affrontare le varie espressioni che cambiano continuamente, anche nel loro significato spostandosi di qua e di la della provincia rendono ancora più ardua la ricerca. Le influenze poi date dalle vicinanze venete ed emiliane, dove la nostra provincia si incunea, si "aggrappa" quasi a volere avere più identità, e non ultime le dominazioni francesi e germaniche completano il quadro. La città di Mantova, luogo che meglio di tutti gli altri ha subito meno "inquinamenti", e che dovrebbe in teoria essere il centro del vero dialetto mantovano, ha purtroppo oggi perso questo privilegio. Non voglio avventurarmi nel cercare i motivi di questa "caduta", credo possiamo facilmente individuarli. Se oggi (incö) non (ogi), vogliamo trovare un'alternativa che possa in qualche modo sostituire la città di Mantova, soprattutto nella genuinità della parlata ed anche con meno influenze esterne, possiamo individuare i luoghi compresi fra i Comuni di Castellucchio e di Marcaria. Luoghi questi, dove il dialetto è ancora molto vivo, ma soprattutto ha conservato la sua parlata originale. A difendere la parlata locale ci sono importanti confini naturali: a sud il fiume Oglio, ad est il famoso Serraglio dei Gonzaga che partiva da Borgoforte e terminava a Curtatone; mentre a nord il fiume Mincio, e se vogliamo proprio chiudere il cerchio, ad ovest la strada Postumia. Questi i paesi, o i borghi che ho individuato in questo territorio: Castellucchio, Rodigo, Rivalta sul Mincio, Grazie, Buscoldo, San Lorenzo, Gabbiana, Pilastro, Cesole, Canicossa, Campitello, San Michele in Bosco, Marcaria, Casatico, Ospitaletto, Gafurro, e Sarginesco . La centralità di questo territorio lo disegna il triangolo formato dai paesi di Castellucchio, Ospitaletto e Gabbiana. Chi meglio di questo luogo ha preservato il dialetto mantovano? La discussione è aperta. Se vogliamo anche aggiungere un particolare non certo irrilevante vi si trovano fra queste "mura" cinque compagnie di teatro dialettale: "Verderam" di Sarginesco, la "Loggia" di Castellucchio, "Insieme per caso" di Casatico e "I sciupà dal Serai" e "Teatro mania" di Buscoldo. Credo sia importante segnalare anche un'altra compagnia sita a Marcaria, ed un'altra ancora in procinto di formarsi a Castellucchio. Ma ancora più interessante notare i numerosi autori di teatro dialettale della zona, primo fra tutti il compianto Fosco Baboni, brillante autore di Castellucchio che insieme a Lino Predari, altro autore Castellucchiese, sono stati i veri motori trainanti a diffondere e a preservare il dialetto locale e a dare gli input per far crescere altri autori come il sottoscritto di Gabbiana, Cirillo Chittolina di Sarginesco, e Oliviero Cervi con Danilo Ventrice di Castellucchio. Questi autori messi insieme superano i 40 testi scritti, è veramente un piccolo record, che non ha eguali in provincia di Mantova. Per non perdere il "vizio" da qualche settimana ho iniziato una ricerca di parole dialettali locali, e mi sono ritrovato in un mondo che sembrava li a portata di mano, ma che non conoscevo poi così bene. Le fonti orali che sto raccogliendo qua e la, sono un vero tesoro di cultura, tradizione, e amore del passato, che non è poi così lontano, ma vicinissimo, tanto da sentirne gli odori, i sospiri, le maledizioni di questa gente che cammina ancora qui con noi , senza che noi ce ne accorgiamo.



Franco Zaffanella

3 commenti:

Pierpaolo Pizzi ha detto...

Bravo Franco! Un bel pensiero sul dialetto mantovano ma soprattutto sul "nostro" dialetto della zona che hai descritto come la "roccaforte". Ci sarebbe veramente tanto da scrivere, confrontare o confutare, assieme ad altri amanti della parlata volgare e del teatro in vernacolo. Un invito quindi agli "addetti ai lavori" o a chiunque volesse lasciare un proprio pensiero su quanto scritto dall'amico Franco. Buon lavoro e buon dialetto a tutti...

adriano ha detto...

Va bene: il lavoro è ottimo, ma l'augurio di "buon dialetto" di Pierpaolo Pizzi raccoglie "consensi? O dòrmi töti dla gròsa? Agh è nisun ch'a parla o scriv in dialet dal "póar dialet". Som restà in poghi pasiunà, ch i àtar i spera da fas bèi cu la "puesia"!!!! As sent da cli ròbi... Tom. (Adriano Tomaselli da Rivalta).

Tom ha detto...

Provochiamo? Dài...
Gnan na paròla in dialet e in quel ch'as lès insla (sulla) "Voce di Mantova" gh è di bèi sfundun. Acenti mes in na qual manera, da vìrguli s'an parla mia, cli poghi regulini i ha gnan cünadi...
Per scrivere in dialetto giouvane o zabaione qui non è facile: come fare che io uso la S dolce con la cediglia? Grazie, Tom.